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La content curation fatta bene è come la ratatouille di Ratatouille

di Marco Scurati

La content curation, in tempo reale o editoriale, è la ricerca e selezione di contenuti da varie fonti (digitale, cartaceo, tv, radio) aggregati in modo nuovo e organizzato attorno a un argomento specifico.

Ne abbiamo fatta tanta durante il lockdown e ne faremo sempre di più secondo le previsioni di Absolute Marketing Insights. Che caratteristiche deve quindi avere una curatela efficace in una strategia di content marketing o di branded content? Parto da lontano con la mia esperienza, perché ultimamente mi sono trovato spesso a fine giornata seduto sul divano con mia moglie e il piccolo Federico a vedere i nostri film di animazione preferiti. In occasione della serata d’essai con Ratatouille abbiamo lanciato una sfida: riusciremo anche noi a cucinare il delizioso piatto di verdure con il quale il topo Remy, aspirante chef, scioglie il cuore del lugubre critico Antoine Ego? La risposta è sì, ci siamo riusciti (con qualche riserva come scoprirete). La difficoltà principale è stata trovare la ricetta perché non si tratta di una ratatouille classica, ma di una rivisitazione firmata da un grande maestro dei fornelli, che ha messo in atto una clamorosa curatela gastronomica. E qui torna la content curation: seguitemi ancora.

Uno dei consulenti del film di animazione Disney-Pixar del 2007 è Thomas Keller, lo chef e food-teller statunitense del ristorante The French Laundry di Yountville, in California. Nel libro The French Laundry Cookbook (editore Artisan Books) c’è un piatto molto simile alla ratatouille di Ratatouille. Che a sua volta è – attenzione – una rivisitazione del confit bayildi di Michael Guérard: nel 1976 il cuoco fondatore della nouvelle cuisine ha fuso la ricetta provenzale con quella tradizionale ottomana dell’imam bayildi. Cosa ha aggiunto Keller? Una gustosa content curation con molto valore aggiunto prendendo ingredienti, cotture e guarnizioni con un sapiente mix di tante ricette della padellata di verdure in voga nel bacino del Mediterraneo: la caponata, la ciambotta, il tian provenzale, la samfaina catalana, il pisto manchego spagnolo, il briàm greco, lo zaalouk marocchino, la mechouia tunisina fino alla piperade basca. Un piatto che prende spunto da altri piatti, ma nuovo e unico nel suo genere.

Da quel giorno a chi mi chiede “cos’è la content curation?’” rispondo “è la ratatouille di Ratatouille!”. Al netto di chi mi manda al diavolo, il paragone attira qualche interesse perché la curatela è un contenuto molto efficace se pensato, organizzato e scritto bene. Capace di sopperire con successo alla mancanza di qualcosa di originale. Infatti il ruolo della ratatouille nel film è quello dell’elemento magico che svolta la storia: un piatto semplice che però conquista il severo (e prevenuto) critico gastronomico infastidito da ciò che è inutilmente complesso, elaborato o pensato solo per stupire (avete presente i titoli strillati sui social o il clickbait?). Tutto ruota quindi intorno a semplicità e innovazione, anche se si prendono spunti da fonti già note. Come hanno fatto gli chef citati in precedenza. 

Cosa rende unica quindi la loro curatela? La pignoleria nella scelta delle migliori materie prime disponibili, la cura maniacale nella pulizia e nel taglio in piccoli pezzetti tutti uguali per uniformare la cottura, il condimento per legare insieme gli ingredienti e una giusta dose di aromi esaltare i sapori nel loro insieme. Non è forse così che una content curation, preparata da un’attenta ed esperta “cucina editoriale”, sfama i lettori più esigenti?

Se non siete ancora convinti del paragone tra content curation e la ratatouille di Ratatouille – ma siete arrivati fino a questo punto dell’articolo – sappiate che quanto scritto sopra è stato preso da: sito della Pixar, mensile Traveller edizione estate 2020, varie pagine di Wikipedia, il sito Glossario Marketing, il sito Cavoletto di Bruxelles, il portale del Content Marketing Institute, il sito di Thomas Keller, il sito Artisan Books e un ricettario sui piatti di Africa e Medioriente edito dalla Biblioteca di Repubblica. Ah, dimenticavo: la storia di famiglia sul divano è vera come il nostro tentativo in cucina (anche se per mio figlio la ratatouille è ovviamente venuta meglio al topo Remy!).

In conclusione, noi dell’Agi Factory crediamo che la content curation sia un vero e proprio atto d’amore nei confronti del pubblico e ci impegniamo a trovare notizie interessanti, fattuali e data-driven per dare sostanza ai nostri contenuti, anche se curati. È il nostro valore aggiunto, il senso di quello che facciamo nella nostra “cucina” e per chi lo creiamo: un piatto semplice – e al tempo stesso elaborato – capace di soddisfare il gusto dei nostri clienti.

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