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I luoghi della cultura ai tempi del coronavirus

di Silvia Sitari

In questi giorni di clausura obbligata nelle case per cercare di contenere la diffusione del coronavirus, sono state sospese tutte le attività non necessarie tra le quali anche le manifestazioni artistiche e culturali. Ma la risposta da questo “mondo” non si è fatta attendere: molti sono gli artisti, tra attori, cantanti, scrittori, che hanno messo subito a disposizione della comunità nazionale performance e animazioni creative, diffondendole sui social. Ne parliamo con Isabel Russinova, attrice, scrittrice e drammaturga.

Isabel, anche la cultura si è attivata per renderci meno pesante questo isolamento forzato che tutti dobbiamo rispettare…

Sicuramente stiamo vivendo tutti un momento molto delicato e complesso. È una specie di tsunami che ci sta travolgendo sotto tutti i punti di vista. Abbiamo a che fare con qualcosa di doloroso e sconosciuto che ci può portare anche via la vita in maniera drammatica e sconsiderata. Se fossi un pittore rappresenterei questa pandemia come una grande ombra che ci sovrasta tutti. Anche la cultura si è trovata in questo “frullatore”, in questo momento di shock così improvviso e sconosciuto che cambierà sicuramente le abitudini nostre, degli stati, degli uomini che governano. Dovevamo già affrontare sfide importanti, come il cambiamento climatico, per rispondere alla richiesta di aiuto di questo nostro pianeta; ora abbiamo questa pandemia che, chissà, forse è collegata in qualche modo a questa richiesta di aiuto. Quindi sì, si è interrotto il “servizio” della cultura, e dell’arte, in quei luoghi meravigliosi dove queste vengono solitamente vissute che sono i cinema, i teatri, le sale museali; in questi luoghi siamo soliti fruire, condividere e accogliere, insieme, il messaggio di un artista, ascoltando musica, guardando un film, osservando un’opera d’arte o seguendo una pièce teatrale. Insieme. Quanto accade adesso ci sta separando e allontanando, e limita la nostra libertà. Sta riducendo il piacere di stare con gli altri. Questo è stato un violento schiaffo alla “condivisione sociale della conoscenza”, quella sana, vera, quella che ci fa vivere momenti meravigliosi insieme agli altri. Ma la cultura non si ferma perché non si può fermare il pensiero. Non puoi fermare lurgenza di un artista che deve raccontarsi.

…l’urgenza dell’artista?

Ciò che distingue l’artista da chi non ha questo fuoco che arde dentro, è proprio questo: l’urgenza di esprimere qualcosa attraverso la propria arte. 

E questa urgenza ora ha trovato nuovo spazio sui social?

Certo. Diciamo che già lo aveva ma che, in questo particolare momento i social sono diventati uno strumento con il quale “trovare casa”, essere il luogo, per gli artisti, dove liberare le proprie urgenze e, anche, per chi ha bisogno di fruire e nutrirsi di questa bellezza che è costituita da tutte queste urgenze. È stato indicativo come le persone hanno cercato rifugio, dandosi appuntamento sui terrazzi per cantare insieme. Ecco, l’urgenza di stare insieme e condividere dei momenti spensierati nonostante la distanza imposta ha trovato comunque una via. L’uomo ha bisogno di esprimere il proprio pensiero, i desideri, anche i timori e i drammi che vive. È sempre stato e sempre sarà così. I graffiti degli uomini primitivi sui muri delle loro caverne così come il drammatico canto con cui i Rom si avviavano alle camere a gas sono espressioni urgenti dell’uomo, e sono “memoria” per noi. Ed è grazie alle urgenze degli artisti che noi sappiamo e conosciamo chi siamo.

Dunque, i social sono diventati il nuovo luogo della cultura: pensi che sia arrivato il momento in cui, per esempio il teatro, possa guardare al digitale come elemento che di innovazione nella drammaturgia e nelle produzioni delle pièce, come peraltro già accaduto nella danza con delle “performance digitali”? 

I linguaggi per esprimere l’arte sono in continua evoluzione. L’anno scorso ho dato il via alla prima edizione, e quest’anno stavamo preparando la seconda che spero possa avere luogo in autunno, di un festival del teatro indipendente, che si chiama T.E.M.I.T. – Thematic Exibition Movie Independent Theatre – con il quale accogliere e valorizzare diverse proposte teatrali che, riprese dal vivo in sala, possono essere poi fruite in forma audiovisiva da un pubblico più ampio, visto che le tournée teatrali durano sempre meno, hanno luogo in poche città e per un piccolo numero di sere. E questo vale anche per quegli eventi teatrali speciali che hanno luogo per una sola sera e in un’unica città. Attraverso il “movie theatre”, quindi tramite il racconto audiovisivo, realizzato attraverso riprese ad hoc e inserito in una piattaforma indipendente, si può avere la possibilità di vedere sempre quel particolare spettacolo. Questo è un nuovo linguaggio per mostrare il teatro perché sia chi fa le riprese, sia gli attori, sia il regista, hanno tutti accortezze diverse per rappresentarlo. E anche il drammaturgo, se sa che la sua opera verrà poi ripresa, adotterà degli accorgimenti narrativi diversi rispetto a quelli adottati nella narrazione della messa in scena live. Naturalmente, se un’opera teatrale deve essere raccontata sul web, bisogna scegliere una narrazione più breve e adattare il linguaggio per questa tipologia di mezzo. E questo è già avvenuto anche per il cinema, la televisione, la radio oltre che per la danza: pensiamo agli adattamenti delle opere teatrali proprio per la radio nei quali, cambiando il mezzo, e il pubblico, viene adattato il linguaggio. Il teatro, in questi anni, si è così diversificato e adattato ai vari tipi di pubblico che non ha difficoltà a confrontarsi con nuove forme e nuovi mezzi. Ci sono delle proposte teatrali multidisciplinari, che io trovo molto interessanti, nelle quali strumenti multimediali come animazioni tridimensionali, proiezioni e luci, interagendo con l’attore, e con il pubblico, amplificano le emozioni. Quando un artista vuole raccontare qualcosa utilizza ogni mezzo per farlo, l’importante è arrivare al pubblico. Posso raccontare l’arte, riprendendola con la telecamera, facendone un prodotto audiovisivo adattato per lo smartphone! 

Dunque, sei d’accordo con Vassily Kandinsky che diceva che ogni opera d’arte è figlia del suo tempo?

Ma certo! Tutta la storia dell’uomo è stata raccontata dai grandi artisti. Se guardi una tela, vedi la rappresentazione di quel periodo storico perché quella era lo strumento del tempo per raccontare, lasciare testimonianza e proteggere la memoria. E vale lo stesso per il teatro, il cinema, la televisione. E anche per il digitale e la fotografia oggi: l’uno non ha ammazzato l’altra perché la fotografia, intesa come arte, resterà sempre. Il digitale, per il fotografo, ha cambiato il modo con il quale può cogliere quel determinato momento, raccontare quella storia e mandare quel messaggio. La tecnologia, con i suoi strumenti, è stata capace di dare nuova espressione all’arte. Anzi, forse ha addirittura potenziato l’azione dell’artista che ha l’urgenza di raccontare qualcosa. 

Isabel, su questo sito ci occupiamo di cultura digitale: mi dici che rapporto hai tu con i social? 

I social sono oramai parte del nostro quotidiano. Tutti hanno gli amici Facebook, tutti postano almeno una foto su Instagram ogni giorno, Twittano, usano WhattsApp.

Su quali social hai aperto un profilo?

Guarda, credo di averli più o meno tutti. Seguo i social per la loro velocità di comunicazione: hai la possibilità di sapere tante cose in breve tempo. Certo, questo è anche un rischio perché il pericolo “fake news” è sempre in agguato. Per questo motivo è importante saper usare i social e avere consapevolezza di quanto un loro uso inappropriato possa essere dannoso per se stessi e per gli altri. 

Ho visto che su Facebook hai più di 3mila follower, su Instagram oltre un migliaio…ma li gestisci personalmente o ti fai aiutare?

Ho circa 12 pagine Facebook, divise per argomenti. Sì, curo personalmente i miei profili ma non sono una grande ricercatrice di follower! Non mi interessa avere “…un follower in più!”. Mi interessa avere delle relazioni via web con persone che condividono prevalentemente il mio lavoro e le mie idee, che voglio scegliere io se esserne amica o no. Considero questo social un luogo dove scambiare riflessioni su quello che succede con persone che condividono i miei interessi. Quindi sono anche piuttosto selettiva: sul mio “Official”, tendo a togliere più che ad aggiungere. Anche perché ho poco tempo e molto rispetto del mezzo e, non avendo l’ossessione del like e del follower, preferisco dosare il numero delle persone per potermi relazionare senza trascurare nessuno. Poi, devo dire che non sopporto quelli che commentano, che parlano esprimendo giudizi superficiali su tutto, affrontando anche temi e discussioni importanti e riducendoli a questioni banali, anche se si è in presenza di questioni che richiedono una certa conoscenza e tempo a disposizione. Trovo proprio fastidioso seguire dei “botta e risposta” inutili specie su argomenti di un certo peso, anche se, sociologicamente, capisco sia un interessante argomento di studio.

In queste ore hai caricato un video sul tuo profilo YouTube, un tuo contributo per intrattenere tutti noi…di che si tratta?

I miei due figli sono intorno ai vent’anni e parlando con loro di questa situazione, mi sono resa conto di quanto sia importante ascoltare la loro voce, sapere cosa hanno in mente di fare i nostri ventenni, come pensano di dare il loro contributo per cambiare le cose, perché è questo che si pensa a vent’anni: rendere migliore il mondo con il proprio contributo. In un momento storico come questo dove nessuno, a partire da chi ci governa, fa progetti a lungo termine, è diventato urgente, per me, raccontare il progetto di vita dei nostri ventenni che stanno pianificando il loro futuro attraverso lo studio, il sacrificio, l’aspettativa di sé, per diventare, da grandi, qualcuno di importante in grado di lasciare un segno positivo. Specie se questo progetto si fonda sul pensiero di letterati, scienziati e artisti italiani che hanno reso il nostro un paese famoso in tutti il mondo…Con giovani così il futuro di tutti noi sarà all’insegna di “…un nuovo umanesimo”!

Ecco lo short movie “Sarà il mio futuro”:

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