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Fiducia nei brand e nuove abitudini per i consumatori nel post Covid-19

di Filippo Facco

Niente sarà più come prima. Il Covid-19 sta cambiando – e velocemente – il nostro modo di vivere, sia online che offline: lo smartworking è diventato per molti irrinunciabile, la didattica a distanza è stata una piacevole scoperta, le videochat hanno surclassato le telefonate. Per il New York Times stiamo anche meno davanti ai cellulari.

Il lockdown ha stravolto le nostre abitudini e cambiato una normalità che difficilmente tornerà a essere tale. Sono aumentati, per forza di cose, i consumi digitali: chi si è avvicinato per la prima volta all’e-commerce l’ha fatto in questo periodo, certifica una ricerca MediaCom, chi ne era già avvezzo ha provato a fare acquisti in nuove categorie merceologiche.

A livello globale, calcola SEOZoom, le ricerche web sono aumentate del 40%. L’emergenza sanitaria in atto, il maggiore tempo speso in casa e la necessità di informarsi hanno incrementato il traffico verso i siti italiani di tutti i settori, ad esclusione di turismo, viaggi e settore automobilistico. Va sottolineato che sono cambiate le intenzioni di ricerca per una stessa parola chiave.

Nel frattempo cala la preoccupazione per il virus, ma cresce quella per il futuro. In base a una rilevazione SWG sempre meno italiani ritengono che la pandemia si possa risolvere entro tre mesi e per il 65% del campione intervistato il virus non sarà debellato completamente e dovremo cambiare in maniera definitiva alcune delle nostre abitudini e comportamenti.

In questo contesto i brand sono chiamati a generare fiducia. Secondo il Kantar Covid-19 barometer le persone chiedono ai marchi di prediligere il pragmatismo ai proclami di solidarietà e vicinanza. Per il Brand Trust and the Coronavirus Pandemic di Edelman un italiano su 3 ha iniziato a usare un nuovo brand per la risposta innovativa o l’impegno sociale profuso durante l’emergenza coronavirus.

Quest’ultima indagine sottolinea la grande fiducia nel ruolo sociale dei brand da parte degli italiani. Il 92% si aspetta che essi cooperino con il governo nell’affrontare la crisi; l’81% crede che i marchi debbano colmare eventuali vuoti nell’azione delle autorità; la stessa percentuale vuole che le aziende siano una fonte d’informazione affidabile sul virus e sui progressi compiuti per combatterlo.

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