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Il governo Conte bis su Twitter: meno cinguettii, più interazione

di Pier Luca Santoro

Segnali di ripresa per Twitter che secondo gli ultimi dati Audiweb, a luglio 2019, è stato utilizzato da circa 2,6 milioni di persone nel giorno medio, in crescita del 14,3% rispetto a luglio 2018. La piattaforma di microblogging continua a essere ad appannaggio di giornalisti e politici: questi ultimi, in particolare, ne sfruttano la presenza per avere un’amplificazione mediatica, che si fa crescente di giorno in giorno.

Per capire la portata del fenomeno abbiamo analizzato l’utilizzo di Twitter da parte componenti del governo Conte bis. Per ogni account sono stati analizzati gli ultimi 3.200 tweet. Una base dati sufficientemente ampia per avere validità dei risultati, e di analisi. Analisi che si è concentrata sia su aspetti quantitativi, quale il numero di follower e la media di tweet giornalieri, che su aspetti qualitativi, quale il tasso di risposta, che indica il livello di interazione.

Ci sono due membri del governo che non hanno un account Twitter. Luciana Lamorgese, che non ha alcuna presenza sui social – fatto di cui si è parlato molto alla sua nomina, anche perché, come noto, il precedente ministro degli Interni da lei sostituito faceva, e fa, un utilizzo estremamente intenso dei social, Twitter incluso naturalmente – e Vincenzo Spadafora, presente su Facebook e Instagram, ma non sulla piattaforma di microblogging.

Luigi Di Maio è il membro del governo con il maggior numero di follower, con un distacco di circa 120 follower verso il secondo per numero di follower, Dario Franceschini, e circa il doppio del terzo, il premier Giuseppe Conte. Questi tre assieme assommano complessivamente un numero di follower che è oltre il triplo di tutti gli altri membri del governo messi assieme.

Nel complesso i ministri del M5S hanno un seguito di oltre un quinto (20,6%) superiore ai componenti del governo del PD. Una “potenza di fuoco”, una portata teorica della loro comunicazione, la cui superiorità potrebbe fare gioco in caso di necessità, anche se è proprio un ministro appartenente al M5S a essere quello con il minor numero di follower in assoluto.

L’infografica sottostante fornisce il dettaglio dei dati relativi al premier e a tutti gli altri componenti della squadra di governo.

In generale gli attuali ministri sono sensibilmente meno attivi su Twitter rispetto ai loro predecessori: Salvini supera in media i 31 tweet al giorno, Gian Marco Centinaio è di poco sotto i 13 tweet/die.

Teresa Bellanova, assorta agli onori delle cronache, per così dire, subito dopo la sua nomina, per commenti sessisti sul suo look alla cerimonia di investitura in qualità di ministro dell’Agricoltura, e per giudizi fuori luogo sul suo titolo di studio, è il membro del governo più attivo, con una media di oltre 4 tweet giornalieri. Seguono Paola Pisano e Luigi Di Maio, mediamente attorno ai 2 tweet al giorno.

Per contro è Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud e la Coesione Territoriale, colui che twitta di meno: circa un tweet ogni quattro giorni di media. È sempre Provenzano quello che invece ha il maggior tasso di risposta, attestandosi al 28% dei tweet.

Non si tratta, fortunatamente, dell’unico caso di buone pratiche. Sono infatti diversi i ministri che hanno un response rate superiore al 5%, soglia minima dell’indice di relazione e comunicazione. Tra questi spiccano Fabiana Dadone, con un tasso di risposta del 8%, Lorenzo Guerini, al 16%, Lorenzo Fioramonti, che si attesta al 11%, e molti altri ancora, come mostra l’infografica sotto riportata.

Nel complesso, anche se non mancano i casi di comunicazione monodirezionale, come Teresa Bellanova o Enzo Amendola, il quadro è decisamente migliore rispetto a quello che emergeva nella fotografia sull’utilizzo di Twitter da parte dei componenti del Conte I, dove il tasso di risposta era nettamente inferiore.

Non si può che accogliere positivamente questo cambiamento affinché i social diventino effettivamente un mezzo di partecipazione “dal basso” ai temi della società, un canale di “democrazia elettronica”, e non uno strumento esclusivamente di propaganda unidirezionale. Ora il passo da compiere è lavorare per una più decisa, più netta, separazione tra comunicazione politica e comunicazione istituzionale.

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