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L’innovazione digitale può sostenere legalità e sociale? C’è chi dice sì

di Silvia Sitari

Cosmano Lombardo, per primo, ha pensato di unire i temi relativi a legalità e sociale con l’innovazione digitale quando ha fondato il Web Marketing Festival, appuntamento su digital marketing e comunicazione, che nell’edizione del 2018, la sesta, ha registrato più di 18.000 presenze, 300 espositori e 400 speaker provenienti anche dall’estero.

Lombardo non è solo fondatore ma anche chairman del Web Marketing Festival,  oltre ad essere CEO, e founder, di Search On Media Group. Cominciamo proprio dal suo WMF, acronimo con il quale è conosciuto questo evento, perché è il primo che unisce il digitale ai temi dell’utilità sociale e della legalità: nel corso dei suoi tre giorni di durata, da sempre, hanno grande spazio quelle esperienze nelle quali il buon uso dell’innovazione ha impatti concreti nelle esigenze quotidiane delle persone e nell’affermazione della legalità.

“Il web deve migliorare la vita delle persone”: Cosmano, è questa l’impronta del WMF, e quindi la tua idea del digitale?

Sì, il concetto di “innovazione digitale/sociale”, il possibile aiuto che l’innovazione digitale può dare nelle vicende quotidiane delle persone, e a quelle di fasce sociali più deboli, fa parte del mio retaggio culturale, delle mie passioni e della mia vita. Se tu vivi il digitale soltanto come uno strumento, o prendi un social network e lo tratti come un attrezzo da lavoro e non come una comunità di individui, vuol dire che stai finalizzando la tua attività ad un milionesimo di quello che realmente si può fare.

Penso che sia un dovere, prima che un diritto, quello di vivere gli strumenti digitali alla luce dell’impatto che possono avere nella società. Per esempio, quando, nella passata edizione del WMF, abbiamo portato sul palco un gruppo di bambine che hanno danzato, felicissime di farlo, ho provato grande emozione e soddisfazione perché quelle bambine sono sorde e sono riuscite a seguire la musica grazie all’innovazione.

Cosa pensi su quanto si sta facendo, a livello istituzionale, riguardo all’innovazione digitale?

Credo che ancora, dal punto di vista istituzionale, si stia facendo davvero poco. Ho modo di constatarlo con chi opera e cerca di spingere “dal basso”, quindi tutti noi che operiamo nell’innovazione digitale, insieme con le aziende e con i giovani. Tutti cerchiamo in ogni modo di sollecitare affinché le Istituzioni si adoperino su questo tema, anche perché i grandi players, già da tempo, si sono attivati per stimolare la crescita dell’innovazione italiana. Le nostre istituzioni iniziano ora a recepire e ad ascoltare quelle istanze che provengono dal mondo del mercato e dalle aziende. Credo, però, che ci sia una forte difficoltà da parte delle istituzioni nel capire come “mettere a terra” tante idee.

A che punto siamo, secondo te, nel nostro percorso? Se fossi chiamato a dare un tuo contributo cosa diresti?

Guarda, in una scala di valore da 0 a 5 direi che, oggi, siamo a 2, considerando lo stato delle piccole e medie imprese, quello delle grandi aziende, dei cittadini, delle Istituzioni. C’è comunque una disomogeneità infrastrutturale molto forte all’interno del Paese, a partire dalla banda larga, un problema da risolvere velocemente. Bisognerebbe incentivare le PMI, che sono il vero tessuto imprenditoriale italiano, e che già si stanno adoperando per sfruttare le opportunità offerte dal digitale. Questo sarebbe un mio primo suggerimento per il quale mi darei da fare partendo proprio da quel modello di educazione imprenditoriale che citavo prima.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato con il titolo La legalità e il sociale possono essere sostenute dall’innovazione digitale? sul sito Agi.it.

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