NewsReportSocial

Instagram, Italia patria dei falsi influencer secondo Hyperauditor

di Pier Luca Santoro

Follower comprati, fan base incrementata a colpi di BOT, tecniche poco ortodosse per ottenere maggiore visibilità. Secondo una desk research pubblicata da Hyperauditor gli account Instagram italiani sono poco autentici e trasparenti. La ricerca, che prende in considerazione dieci paesi, dà una dimensione precisa del fenomeno dei falsi influencer su Instagram e mette l’Italia in fondo alle classifiche.

Già ad inizio 2018 il NYTimes aveva spiegato bene come funzioni “la fabbrica dei follower”. Rivelazioni, anche se si tratta di un fenomeno ben noto agli addetti ai lavoro, a cui erano seguite le dichiarazioni del CMO di Unilever di “guerra” ai finti influencer che comprano follower per vendersi sul mercato. A chiudere il cerchio ci aveva pensato Sara Melotti, fotografa e, appunto, influencer [pentita] che ha svelato in dettaglio i retroscena fraudolenti dell’influencer marketing su Instagram, mentre pochi giorni fa Facebook ha annunciato di aver rimosso 2.2 miliardi di account fake solamente nel primo trimestre del 2019.

In tutto questo pare davvero che anche i “big brand” stiano buttando via una quota consistente del loro budget in influencer marketing. Infatti, dai dati di Points North Group, società specializzata nello screening e misurazione dell’influencer marketing, brand come quello della catena alberghiera di lusso Ritz-Carlton starebbero sprecando una percentuale molto elevata del loro budget in contenuti promo per post di influencer che avrebbero sino al 78% di fake followers e anche per brand come Pampers o Magnum si ha rispettivamente un’incidenza del 32 e del 20 percento di fake followers, passando per il 25% di Crocs.

Stando al report di Hyperauditor, dal titolo “The State of Influencer Marketing 2019 – Exploring influencer fraud on Instagram”, la questione è ancora più grave di quanto si potesse pensare: delle dieci nazioni prese in considerazione, sarebbe proprio l’Italia il Paese con il numero più basso di account senza “anomalie”.

Il fenomeno è particolarmente rilevante per quanto riguarda le celebrities che hanno il tasso più basso di autenticità dei propri follower [31.4%], ed i “middle-influencer” [account con tra 20 e 100mila follower], mentre per contro i “micro-influencer [account con tra 1 e 5mila follower] sarebbero i più genuini, relativamente parlando, con poco meno del 54% di follower “fraud-free”.

Anche per quanto riguarda il punteggio totale assegnato agli account in base alla loro qualità [AQS: indice costituito da una serie di metriche] l’Italia non ne esce bene, per usare un eufemismo, collocandosi al penultimo posto dietro al Brasile.

Il panorama, per quanto riguarda il nostro Paese, resta desolante anche in riferimento alla “tecnica” follow-unfollow. In questo ambito infatti siamo di nuovo secondi, dietro alla Russia, per quanto riguarda questa modalità per far crescere rapidamente il numero di follower.

Ed ancora, ci collochiamo al secondo posto, nel senso negativo, dietro all’India, per commenti falsi grazie ai quali si cerca di raggirare l’algoritmo di Instagram al fine ottenere maggior visibilità dei propri post. Commenti che vengo creati sia attraverso i classici BOT che, soprattutto, con i “comment pods”, ovvero commenti scritti da persone reali con account altrettanto reali che però si mettono d’accordo per commentarsi i post a vicenda. Modalità che ci vede primeggiare in questa classifica delle cattive pratiche.

Infine, il noto fenomeno di acquisto dei like, ai quali Instagram sta cercando di mettere un freno, a quanto pare con scarso successo. Tecnica, per così dire, utilizzata un po’ in tutte le nazioni prese in esame, Italia compresa naturalmente.

Alex Myers, chief executive del gruppo Manifest Group, agenzia di comunicazione internazionale, sul fenomeno ha dichiarato che “Il modello di trovare le persone con il maggior numero di follower e pagarli per pubblicare qualcosa di positivo, non è solo imperfetto, è stupido e insostenibile, anche quando lavori con persone reali”. Difficile dargli torto.

Vuoi saperne di più?

Possiamo aiutare il tuo brand a comunicare le storie più rilevanti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Post comment