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Cambiamento, “non reagire mai in urgenza” per comunicare in modo sostenibile

di Marco Scurati

Roberto De Bacco

“Le emozioni sono il carburante dell’Italia. In un momento come questo, possono spingerla verso un futuro migliore. O bruciarla sulla linea della ripartenza”: questo il pensiero di Beppe Severgnini pubblicato dal New York Times a proposito dell’emergenza Covid-19. Emozioni, cambiamento, entusiasmo e paura. Ho approfondito questi spunti con Roberto De Bacco, executive coach e ceo della società COCREA – Beyond your Ego  che sostiene le persone nell’individuare e superare le proprie barriere al cambiamento. C’è bisogno di cambiamento e di nuova normalità, ma c’è anche la necessità di integrare le emozioni per non rimanere “freezati” al colpo di pistola dello starter.

«Durante questa emergenza è diventata più chiara l’urgenza di un cambiamento – dice Roberto De Bacco –. Ed è cambiare prima di tutto come noi stiamo nelle nostre vite al lavoro, in famiglia e anche in relazione con il mondo. Pensa per esempio, a tutto il discorso ecologico. Tutto questo ha direttamente un riferimento con il nostro lavoro, perché andiamo a esplorare in che modo l’ego, cioè il sistema sopravvivenziale che è dentro di noi, produce tante scorie inutili, che sono oggi diventate insostenibili. Il cambiamento inizia quando vogliamo guardare ai danni che produciamo e allo spreco di risorse, nostre e del mondo e prendiamo la decisione di cominciare a farci qualcosa. E va ben al di là della risposta “toh, non c’è più il virus rientriamo nella normalità».

In questa situazione sopravvivenziale viviamo polarizzati tra due emozioni: eccitazione e paura.

«Ci troviamo tutti quanti in mezzo alla polarizzazione perché l’ego o è bianco o nero: quando prendono il sopravvento le paure diventa tutto nero e anche se c’è ragione di aver paura, perché questa emergenza è una minaccia, vedere nero ci fa perdere le nostre risorse; dall’altra parte, nell’eccitazione, ti dimentichi delle paure e ti sposti completamente in una fase di iperattività, di sfida e di dimostrazione. Sia una che l’altra polarizzazione sono ambigue, sono false e non sono umane. Entrare in una fase di adultità significa prendersi la responsabilità della reale minaccia e farne fronte in modo responsabile. Quindi, chiedersi “in questa situazione difficile c’è un’opportunità? e se c’è, qual è?” e “come la affrontiamo?” una volta individuata».

Molti meccanismi che, in qualche modo, prima funzionavano e facevano funzionare il nostro lavoro non sono più al loro posto: cosa fare?

«Rincorrere una vecchia normalità che si crede possa ridiventare il nostro quotidiano, nel breve o medio o anche a lungo periodo, è una cosa che sconsiglio di fare – continua De Bacco –. Consiglio invece di trovare uno spazio per fermarsi e guardare bene la realtà che viviamo e chiedersi: “Qual è il senso che abbiamo come persone o come azienda in questa situazione?” Tornare a domandarsi: perché facciamo quello che facciamo? Qual è lo scopo? E può darsi che in questo percorso ci troveremo a dover affrontare qualche conversazione anche difficile. Queste ultime le dobbiamo fare prima di tutto con noi stessi, Quali costi facciamo pagare a noi stessi e agli altri? quali preziose risorse, nostre e altrui, sperperiamo? Fermarsi, fare il punto, recuperare il senso degli essenziali evita l’automatismo di reagire in urgenza».

Sulla base delle ricerche degli ultimi 30 anni nell’ambito delle neuroscienze, la metodologia proposta da Roberto De Bacco e i suoi collaboratori parte da due presupposti: nell’essere umano esistono uno stato reattivo, di sopravvivenza, teso a difenderci, dimostrare il nostro valore, prendere il potere sull’altro e uno creativo in cui emergono intuizione, collaborazione e fiducia; il cervello, grazie alla sua plasticità, è in continua evoluzione ed è sempre possibile modificare il nostro mind-set da sopravvivenza a creazione.

Per chi lavora nel mondo della comunicazione, come essere creativi e in continua evoluzione seguendo le nuove necessità imposte dal cambiamento? 

«Secondo me va comunicato il concetto del “guarda, questo è il senso del mio lavoro”. E oggi bisogna farsi un’ulteriore domanda, che gira intorno al concetto del “qual è il contributo che posso dare a un sistema più ampio?”.Non tanto “io sono più bravo di te, io guadagno più di te” o “io voglio vincere”, questa dinamica anche della comunicazione fa parte di un paradigma che non è più sostenibile».

Diventa chiaro che in un momento di cambiamento bisogna aiutare aziende, imprenditori e professionisti a trovare il “perché fanno quello che fanno” e immediatamente dopo “come comunicarlo”. Con onestà e lealtà. Roberto De Bacco consiglia di partire con questa check-list: 

  • Che storia vogliamo scrivere e perché è la storia in cui crediamo? In che modo ciò che facciamo è connesso alle nostre profonde aspirazioni?
  • Quanto carburante c’è nel serbatoio? Che significa guardare oggettivamente la realtà: nel bene e nel male, spesso il sistema reattivo, che è attento a ciò che “manca”, ci impedisce di vedere ciò che c’è, ciò su cui possiamo contare.
  • Ci vogliamo veramente impegnare? L’impegno ha un potere “magico”: lasciamo andare il bisogno di controllo, stiamo nel nostro impegno e alimentiamo la fiducia nella vita
  • Accettare di uscire dal paradigma “uno è meglio dell’altro”. Sostenersi e “addizionare” le nostre diversità
  • Abbiamo imparato a lavorare insieme: a quali altre possibilità vogliamo dare vita?

«Il nostro è un invito a integrare il mondo delle emozioni, perché la mente è uno strumento sopravvivenziale: è focalizzato su quello che manca, guarda sempre quello che manca e da un punto di vista di sopravvivenza è fantastico. Ma quando vuoi creare qualcosa hai bisogno di creatività, se non ti fermi a guardare quello che c’è, ti mancano gli essenziali per costruire». 

Perché le emozioni sono il nostro carburante?

«Le emozioni sono l’unica porta che abbiamo per poter vedere quello che c’è, per vedere la realtà e senza questo strumento siamo scollegati, non abbiamo un punto di contatto con le persone, e nemmeno con noi stessi, con le nostre profonde aspirazioni, siamo nel fare ciò che va fatto, cercando di stare dalla parte della ragione. Tutto ruota attorno a questa danza: autorizzare le emozioni ad autorizzare la mente. Non è una guerra mente contro cuore, ma è integrare mente e cuore per riconoscere che abbiamo davvero delle risorse e prendere la responsabilità di usare tutta la nostra libertà e decidere a servizio di quale scopo vogliamo utilizzarle: per vincere e dominare o per addizionarci e creare. Questo è il cambiamento fondamentale a cui siamo invitati – conclude Roberto De Bacco. È semplice, ma non è facile».

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