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“Start the Future”: la Giornata Mondiale della Salute è online

di Silvia Sitari

Il 7 aprile, giornata mondiale della salute, si terrà “Start The Future”, evento internazionale, ovviamente on line dato il periodo, per parlare dell’utilizzo di innovazione tecnologica, di digitale e della ricerca per affrontare non solo l’emergenza del COVID-19 ma anche altre quattro sfide che ci riguardano: educazione, salute, cambiamenti climatici e digital transformation. È stata lanciata una call per la presentazione di progetti, prodotti e servizi innovativi, e di testimonianze, per ricostruire il nostro presente, e creare un futuro possibile, all’insegna della cooperazione. A ideare e organizzare questo evento è Cosmano Lombardo, founder e Ceo di Search On Media Group  e ideatore del WMF – We Make Future – il più grande festival sull’innovazione, che si tiene a Rimini e che quest’anno giunge alla sua ottava edizione.

Cosmano che evento sarà questo “Start the future”?

Abbiamo visto quanto sia seria e grave la situazione e come possa toccare da vicino ciascuno di noi: pensa che dal 20 gennaio abbiamo fatto fare la quarantena ad una ragazza che lavora con noi poiché era tornata da un viaggio in Thailandia. Inoltre, il principio su cui si fonda il WMF è sempre stato l’utilizzo dell’innovazione tecnologica e il digitale per migliorare la società, e con questa epidemia la loro importanza è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo pensato a “Start the future” come una chiamata alle armi di chi si occupa di tecnologia e digitale con l’obiettivo di migliorare la vita delle persone, non solo relativamente al COVID-19,  ma anche rispetto agli altri challenge su cui ci si sta interrogando in questi ultimi anni: su come dare supporto anche a education, climate change e, quindi, su come intervenire positivamente, tramite la digital transformation su alcune industry: per esempio, il turismo dovrà ripartire, inevitabilmente, in maniera diversa piuttosto che retail, e analogamente dovranno fare anche cultura, cinema e spettacolo. Quindi, oltre a come risolvere tali questioni con il digitale si pone il problema di come raccontare questi temi attraverso la comunicazione. Questo evento vuole essere esempio di cooperazione digitale internazionale nel quale cercare insieme soluzioni condivise su questi temi, come abbiamo visto fare a Cina e Italia per il Coronavirus. Sarà importante che questo avvenga soprattutto quando ci sarà il dopo, quando bisognerà ricostruire, necessariamente, un nuovo modello economico e sociale: sarebbe meraviglioso farlo in maniera globale, internazionale. Tra questi temi, inoltre, uno di particolare rilevanza è la costruzione delle comunità presenti e del futuro come, ad esempio, i borghi del nostro paese che sono luoghi di valore inestimabile e su cui, da anni, stiamo concentrando l’attenzione per far emergere la loro importanza.

Chi ha già aderito a questa tua “call to action”?

Ci saranno interventi di persone dal Messico, da aziende italiane che operano in Cina, startup italiane e internazionali, makers che stanno danno il loro contributo, attraverso l’innovazione, alla soluzione del COVID-19; ma ci saranno anche ricercatori, imprese e organizzazioni non profit, aziende che si occupano di digitale in Italia e fuori, anche referenti delle nostre camere di commercio all’estero. Il 7 aprile è la giornata mondiale della salute dunque, il momento migliore per fare una riflessione profonda partendo da questo tema, attualissimo, della salute di tutti, coinvolgendo quanti più player possibile: istituzioni, imprese, start-up, cittadini e, più in generale, tutti quegli innovatori che stanno portando avanti, da anni, soluzioni e progetti su questi challenge importanti per costruire modelli alternativi e sostenibili per il futuro. Giusto per anticiparti qualche nome, ci sarà l’architetto Carlo Ratti, Francesco Morace, Paolo Iabichino e Isinnova, l’azienda bresciana che ha adattato la maschera di Decathlon per le persone colpite dal COVID-19; attendiamo la chiusura della call per confermare altri nomi. Non mancheranno anche momenti di intrattenimento online con Paolo Cevoli. Intanto ringrazio da qui tutte le aziende, le realtà, gli speaker e le persone che stanno rispondendo positivamente a questa iniziativa.

Riguardo all’edizione 2020 del Web Marketing Festival pensate di riuscire a farlo nel consueto mese di giugno?

Il WMF è un acceleratore di innovazione per il paese, uno strumento al servizio della società, ma è anche una festa. Il Festival si farà e sarà un momento di unione ancora più bello perché celebreremo il ruolo che l’innovazione sta giocando per risolvere questa situazione e gli altri problemi dell’umanità. Sarà un’edizione ancora più intensa dove genio, ricerca e creatività si incontreranno per festeggiare insieme. Nel corso del 2020 aumenteremo il numero di incontri, eventi online e di persone che il Festival, da sempre, realizza e promuove. Se il 4, 5 e 6 giugno non sarà possibile fare “fisicamente” il Festival, realizzeremo comunque un evento online. Siamo in contatto costante con il Comune di Rimini, con la Regione e con le altre istituzioni, con chi sostiene e collabora alla costruzione del WMF, per capire quale sia la decisione migliore da prendere, ma penso che l’atto più responsabile sia quello di spostarlo e stiamo valutando quando. Il nostro primo obiettivo è dare una mano in questa situazione e radunare tutte le forze e gli operatori del settore per sfruttare sempre più tecnologia e digitale per produrre innovazione sociale.

Con la tua attività sei da sempre accanto alle imprese per quello che riguarda utilizzo e diffusione dell’innovazione digitale: che iniziative avete intrapreso in questo periodo?

Questa emergenza ci ha ricordato i nostri inizi, nel 2007 quando, con Giorgio Taverniti, siamo partiti dal Forum gt, dall’associazione creata al tempo, e abbiamo avviato un progetto, gratuito, di diffusione della conoscenza sul digitale in tutta Italia. Realizzammo il primo evento a Pizzo Calabro, eravamo 13 persone: da lì si è sviluppato un vero e proprio tour di eventi, gratuiti, e il nostro percorso, oggi più strutturato all’interno delle varie attività di Search On Media Group, ha preso forma, grazie al contributo e al supporto di aziende, speaker, cittadini e appassionati ai temi dell’innovazione…da allora, non ci siamo più fermati. Tornando a oggi, ci siamo subito attivati con tutte le nostre tre Business Unit e con i vari brand,  cercando di fare rete con tutti i partner:  con l’iniziativa del WMF – #AzioniamoLaMente – abbiamo messo a disposizione per imprese e territori 400 ore di formazione gratuita e servizi di supporto, e anche gli oltre 500 speech formativi dell’edizione scorsa del WMF, che vertono sull’industria con temi verticali. Accanto alla formazione e all’educazione digitale destinata agli studenti nelle scuole, attiva da anni, abbiamo avviato l’iniziativa “Internet per gli insegnanti” mettendo a disposizione formazione gratuita per i docenti cosicché possano aggiornarsi nell’utilizzo del digitale. Con #Azionecomune  abbiamo  lanciato una sorta di “chiamata alle armi innovative” agli esperti di comunicazione digitale e alle startup della nostra community per creare insieme dei piani di comunicazione e dei progetti innovativi da mettere a disposizione delle istituzioni in questa emergenza. Era opportuno, da subito, cooperare e ripensare il modello attuale per ripartire in modo più sostenibile e coordinato di prima. Successivamente, a seguito del lancio di “Innova per l’Italia” da parte del governo, abbiamo rinnovato l’invito alle startup e agli innovatori per la realizzazione di nuovi respiratori e mascherine.  Abbiamo rimesso in funzione il progetto per diffondere la conoscenza digitale in Italia, che si chiama “La settimana della formazione”, iniziato nel 2012 e che, ad oggi, ha formato gratuitamente oltre 100.000 persone. E siamo presenti con molti appuntamenti live online aggiuntivi a quelli attivi da sempre, come la rubrica “Fast Forward”, realizzata da Giorgio Taverniti che in questo periodo è ancora più disponibile per chi vuole informarsi, e formarsi, in modo corretto, sul digitale. Ma ciò che mi preme evidenziare è quanto sia bello vedere professionisti, aziende, ricercatori, ONP e startupper cooperare in questo momento tanto complesso: grazie al contributo di tutti siamo attivi su molto fronti.

C’è grande timore che se il COVID-19 arrivasse nel Sud dell’Italia, questa parte del paese, probabilmente, non ne reggerebbe l’impatto: tu che risiedi in Calabria che ne pensi?

Per questi territori la nostra attenzione è stata ancora più grande. Ci siamo messi in contatto con alcune realtà, dall’amministrazione comunale al personale sanitario e alle associazioni, per collaborare e cooperare insieme. Nel nostro paese – Monasterace – sia l’Amministrazione che i medici e le associazioni hanno fatto subito rete e continuano a farla per fronteggiare l’emergenza. Noi stiamo cercando di dare supporto in termini di condivisione di idee e anche praticamente. Tra le varie iniziative, abbiamo acquistato un sanificatore per uno dei servizi del 118 della Locride. La preoccupazione è fondata purtroppo, perché le strutture sanitarie del territorio, abbinate all’evoluzione del fenomeno COVID-19, costituiscono un binomio molto complesso da gestire. È opportuno coordinarsi per essere il più attrezzati possibili. Colmare anni di “lassismo politico” non è così semplice in un contesto come quello delle ultime settimane. Si è parlato per anni di digital divide, ma probabilmente la questione è da declinare con “innovation divide”, “policy divide” e “health divide”. C’è anche il problema di tenuta sociale che questo contesto emergenziale pone rispetto al tema della povertà o a quello degli immigrati. Sono argomenti molto seri e delicati, sulla bocca di tutti per questioni meramente elettorali, ma che adesso richiedono una presa di coscienza seria e azioni veloci ed efficaci. Molti imprenditori del territorio hanno preso posizioni forti su questo tema. Ma c’è grande ritardo. Dobbiamo guardare a questa emergenza come alla più grande opportunità non solo per velocizzarci, ma soprattutto per risolvere problemi concreti in aree trascurate del paese.  Questo va fatto, però, in modo sostenibile e responsabile.

Parliamo del modo di comunicare dei brand “al tempo del coronavirus”: cosa hai colto e apprezzato?

È stata una piacevole sorpresa vedere “al centro” della comunicazione di brand la società e le persone. Noi lo diciamo da tempo: piuttosto che comunicare “pensando” all’utente/consumatore, sarebbe stato opportuno, già in passato, comunicare su temi utili all’essere umano mettendo al centro la società: fare questo vuol dire concentrare l’attenzione sull’ecosistema e, quindi, su ogni singola persona e su ogni singola realtà. È meraviglioso quanto sta avvenendo ora: i brand hanno spostato la loro attenzione sulla “cosa pubblica”, sulla società ascoltando i bisogni delle persone. Abbiamo visto molti di loro modificare anche il logo per sostenere #iorestoacasa: Vodafone, Lego, Dove, Mc Donalds, sono alcuni esempi di come la comunicazione delle realtà imprenditoriali può andare più vicino a quella delle organizzazioni no-profit senza, per questo, sacrificare il business. E anche i piccoli brand si sono dati da fare in questo senso.

Parliamo del “dopo coronavirus”, della ripresa: quali saranno i primi asset della nostra economia su cui verterà il cambiamento?

Sicuramente il digitale e l’innovazione verranno messi al centro dell’agenda. Anche tutte le varie industry avranno al loro centro il digitale declinato in tutti i suoi ambiti: dai sistemi di vendita alla salute. Poi c’è il tema dello sviluppo dei borghi che, come ho detto prima, vanno valorizzati perché in questa situazione è emerso chiaramente quanto siano importanti centri nevralgici per alcune attività. Oltre alla salute, altro asset è quello della mobilità e dei trasporti dove ci saranno dei cambiamenti importanti dopo questa epidemia: si riorganizzeranno gli spostamenti ottimizzando il numero dei mezzi in circolazione con quello delle persone. E poi c’è l’asset delle infrastrutture di rete che dovrebbe diventare l’opera pubblica più corposa, per l’Italia dei prossimi anni, come è accaduto, in passato, per l’edificazione di strade, autostrade e vie di transito tra i luoghi del Paese. Ci dovremo interrogare anche su come riorganizzare il nostro modello economico-sociale. Penso, però, che sono due i pilastri fondamentali per ogni tipo di società: lo sviluppo della ricerca, perché mai come in questi giorni ci siamo resi conto di quanto sia concreto il suo impatto sulla vita quotidiana delle persone; e il sistema educativo che dovrà essere interamente riformulato, rivisitato in toto perché le riforme degli ultimi anni non sono state così “rivoluzionarie”. E bisognerà tenere presente che il digitale può sostituire la nozione e la lezione, ma non può sostituire l’azione educativa vera e propria, soprattutto quella rivolta alla prima età scolare, ai bambini, che hanno bisogno della presenza fisica degli educatori. Si, oggi più che mai, educazione e istruzione sono gli asset fondamentali per ogni società.

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