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Tormentoni estivi, ecco perché la musica non si ferma

di Giulia Vittoria Francomacaro

Un’estate senza tormentone sarebbe stata un po’ come un gelato senza panna: tranquilli, i ‘fuori ora’ ci dimostrano che – anche nel post Covid – non saremo costretti a rinunciare a quanto più ci piace.

La colonna sonora dei mesi caldi ci fa ballare con le braccia avvinghiate al nostro vicino di ombrellone e cantare a squarciagola; ma è specchio – anche – di chi siamo e del momento che stiamo attraversando. Quindi, cosa c’è nel riflesso di quest’anno? In che modo gli artisti comunicheranno con il proprio pubblico senza la possibilità di palchi e concerti? Sono i social le nuove piazze? 

E poi, ancora, i messaggi veicolati nei testi delle Hit hanno subìto un incremento d’intensità tematica per via del periodo che lentamente ci stiamo lasciando alle spalle o – al contrario – hanno conservato la loro natura leggera? 

Abbiamo posto le domande a chi di tormentoni se ne intende perché li produce, li scrive, li suona o li canta. Ecco a voi i loro punti di vista. 

Iniziamo subito dai produttori discografici Takagi e Ketra (maestri indiscussi in quanto a pezzi dal ritmo ballabile e dagli ascolti record) che a proposito della loro Ciclone, interpretata con Elodie, Mariah e i Gipsy Kings, raccontano: La canzone è stata scritta prima (della Pandemia), prodotta durante e terminata appena finita. Come influirà il Covid sulla musica? Ci siamo chiesti e la risposta è stata che non riusciamo a pensarla un’estate senza la musica. La gente ha bisogno di quest’aria di spensieratezza, di poter cantare, di poter ballare, di sentire la musica che accompagna l’estate. Cercare di portare questo senso di normalità è un obbligo adesso. In merito alla questione dei concerti mancati o – comunque – possibili ma in modo molto differente in termini di restrizioni, continuano… È un vero peccato perché l’estate coincide con gli appuntamenti di piazza, con i concerti, con tantissimi eventi che magari hai aspettato per tutto l’inverno. Questo è un duro colpo per l’economia del settore, ci sono delle persone che si sono viste bloccare qualsiasi tipo di introito perché la maggior parte lavorano a progetto, a chiamata, e per loro è una mazzata. 

Passiamo adesso alle risposte di Emanuele Caso, in arte Random, che con Sono un bravo ragazzo un po’ fuori di testa traduce in musica se stesso e propone un concetto diverso di tormentone.  La sua canzone, infatti, poco ha a che fare con i ritmi latini e molto con la narrazione in prima persona declinata in chiave pop. 

Secondo me ‘Sono un bravo ragazzo’ potrebbe diventare un tormentone. È un pezzo sentito, reale, che non è stato pensato per entrare in classifica o diventare una Hit. Forse, proprio per questo, lo diventerà. In questa canzone ho voluto raccontarmi, è il pezzo che più mi rappresenta. Se nelle altre canzoni riportavo le mie avventure, in questa ho parlato di me. Questo periodo (si riferisce alla Quarantena) ho scritto molto e dentro di me le basi sono le stesse, ma qualcosa è cambiato. Sono sempre io ma ho inserito delle tematiche in più. Ti faccio un esempio: se prima avrei raccontato che bello andare al mare, dopo la Pandemia scriverei che bello tornare al mare. Diciamo che ho aggiunto un piccolo lato malinconico, di nostalgia verso le cose belle della vita. Per quanto riguarda i live, invece, dichiara: Sarei molto contento di tornare sul palco a patto che questo avvenga nel momento migliore. Non mi interessa di guadagnare con un concerto quando ci sono ancora troppe restrizioni. Preferisco aspettare il momento giusto per godermi pienamente l’emozione e l’energia che solo un live sa darmi. Per il momento comunico con il pubblico attraverso i social, lo faccio dal 2012 in realtà ma adesso – dopo Amici Speciali – sono ancora più presente e grazie all’aiuto del mio migliore amico fotografo riesco a raccontare molti istanti della mia vita. I social sono fondamentali. 

Andiamo avanti con le parole di Matteo Schiavo, alias Dj Matrix, che dal 2006 riempie le discoteche di ogni parte d’Italia e quest’estate presenta Faccio la Brava, una Hit interpretata da Cristina D’Avena e Amedeo Preziosi. 

La musica non si ferma, e noi siamo andati avanti. Durante la Quarantena, per esempio, ho organizzato sui miei canali social dirette ogni sabato sera con ospiti molto conosciuti. Insieme abbiamo parlato, fatto musica e l’abbiamo messa a disposizione di tutti. È stato bello perché abbiamo continuato a comunicare. Ascoltando i testi dei tormentoni estivi, ho notato che nella maggior parte dei casi non si parla mai di assembramento, viaggi e spostamenti difficili. Leggerezza è la parola d’ordine e ballare la linea da seguire. Faccio la Brava nasce proprio con questo spirito.  Sono fiducioso. È un disco che chiama la pista, si nutre di gente che balla! I ragazzi che ascoltavano Gigi D’agostino e Gabri Ponte sono gli stessi che guardavano i cartoni animati cantati da Cristina e questo è emozionante. La discoteca e i cartoni animati sono due mondi distanti ma vicinissimi, secondo me. Le discoteche, in alcune regioni italiane, sono già aperte e in altre riapriranno a breve. Sono contento perché tra pochissimo tornerò a esibirmi. 

Concludiamo questo viaggio nella musica e nella comunicazione con il pensiero di Elodie Di Patrizi, artista simbolo di canzoni che hanno raggiunto enorme successo. Le chiediamo di Guaranà e lei ci racconta che nasce dal desiderio di voler regalare un senso di libertà anche in questa estate strana, diversa dal solito e per molti sicuramente più difficile. Dobbiamo cercare di recuperare un po’ di leggerezza, ritrovare una quotidianità che ci permetta di gioire delle piccole cose. Per me evasione significa costruire un nuovo equilibrio, una nuova routine in una situazione che ci ha posto di fronte ai nostri limiti, chiedendoci di reinventarci e riscoprire lati di noi che non conoscevamo.

A proposito dei social, invece: Negli ultimi mesi si sono dimostrati un ottimo strumento per non perdere il contatto con il mondo e sentire, in qualche modo, la vicinanza tra le persone, sono stati importanti soprattutto per chi non aveva accanto a sé gli affetti. Chi mi segue però sa che con loro non ho un rapporto di totale amore. Sui miei canali cerco di raccontarmi nel modo più cristallino possibile perché vorrei arrivasse una Elodie vera, senza alcun artefatto o filtro. Tuttavia, questo non sempre mi viene naturale, anzi il più delle volte, quando provo a fare video selfie, mi sento impacciata, goffa e mi impappino. Parlarsi live, di persona, avere un dialogo reale è ciò che preferisco, questo vale anche per la musica e il canto. L’emozione di una performance dal vivo davanti ad un pubblico (non importa quante persone ci siano) sentire il calore e l’affetto di chi mi sta attorno, le voci di chi canta con me è un brivido che uno schermo non è in grado di ridare.

In quanto a noi, non vedevamo l’ora – in fondo – di poter dire ‘ma basta’ ascoltando sempre lo stesso ritornello dalla cassa del chiosco in spiaggia, per poi ritrovarci inconsapevolmente a canticchiare – sottovoce – la strofa successiva. 

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