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Raccontare un nuovo futuro dopo il virus

di Tommaso Moretti

Quando il mondo “riaprirà”, ci metterà un po’ per tornare dove era. Ma probabilmente niente sarà più come prima: abbiamo fatto un salto in avanti nel digitale. Aziende e cittadini dovranno iniziare a raccogliere i cocci, guardarsi intorno e capire che aspetto avranno il lavoro e il business dopo l’emergenza.

Intelligenza sociale
Le pandemie nella storia non sono mai mancate. Tra gli esperti venivano già da tempo lanciati appelli a preparare misure per prevenire e contrastare batteri resistenti agli antibiotici, antichi agenti patogeni pronti a risvegliarsi dal permafrost o nuovi ceppi influenzali. I governi che hanno reagito meglio sono stati quelli dei paesi asiatici e per una ragione abbastanza semplice: avevano già affrontato in modo sistematico la Sars-CoVid-1, che per nostra fortuna non aveva mai veramente colpito l’Occidente.
A casa nostra, intanto, sentiamo in questi giorni un tumultuoso dibattito circa le responsabilità politiche: la colpa è del Governo, dello Stato, dell’Europa, anzi no: la colpa è delle Regioni, degli imprenditori, dei cittadini-untori, e tralasciamo qui – per non fare torto all’intelligenza – fantasiose teorie del complotto. L’impressione è che, forse, stiamo affrontando una crisi del XXI° secolo con logiche e messaggi adottati nel XX°. Gli Stati nazionali, da soli, non possono rispondere a questo problema sebbene siano sempre degli attori importanti. Oggi il mondo è un sistema complesso servono risposte globali. La vera questione è il modo con cui vengono prese le decisioni. In un’emergenza come prendiamo le nostre decisioni? Usiamo la ragione o la pancia? Ragioniamo egoisticamente o adottiamo misure largamente condivise? Occorre, a ben vedere, una diffusa intelligenza sociale.

Decisioni data-driven

Poco tempo fa circolava una battuta divertente: “Capisci che l’Italia è in preda al panico quando vedi che la gente inizia ad affidarsi alla scienza”. Questa nasconde una triste verità: siamo assuefatti da una comunicazione politica dicotomica. Se una parte dice “A”, gli avversari dicono “B”, e viceversa: un’opinione contro l’altra, palla al centro. Un tempo lo si definiva “dialogo fra sordi”, facendo tuttavia un torto a questi ultimi, perché spesso i sordi fra loro s’intendono molto meglio. Non mancano gli strumenti di comunicazione, manca invece il terreno comune su cui intendersi.

Abbiamo necessità di prendere decisioni basandoci sui dati, per affrontare l’emergenza sanitaria e la successiva emergenza economica. Se i governi sono obbligati, oggi, dalle circostanze ad affidarsi ai dati, occorre che anche la scuola, le imprese e i cittadini sviluppino una migliore capacità di interpretarli. Occorre un cambiamento culturale, servono nuovi modelli educativi, urgono innovatori, ricercatori, migliori opinionisti e nuovi imprenditori.

Un mondo nuovo

Sarà un mondo nuovo, anche se ancora se ne parla poco. In Cina la pandemia del 2010 aveva dato un grande impulso allo sviluppo del digitale: aziende nascenti come Alibaba trovarono la propria strada, riuscendo a imporsi rispetto a Ebay, fra gli altri, affermandosi in poco tempo come colosso egemonico delle vendite nel Paese. Milioni di persone si abituarono a fare compere online in un periodo in cui gli smartphone iniziavano soltanto ad affacciarsi sul mercato. Oggi una situazione analoga la viviamo sulla nostra pelle. Le grandi aziende che offrono servizi digitali – pensiamo ad Amazon, Netflix, Spotify, HouseParty – stanno avendo un boom senza precedenti. Spiace constatare che le aziende italiane siano in netto ritardo e ne paghino dunque il pegno. In un mondo di sommersi e di salvati nella tempesta, i primi sono quelli che con largo anticipo avevano già pensato e costruito un modello di business avanzato sapendo cogliere la Rivoluzione Digitale quando ancora era soltanto un puntino lontano.

Pensare in piccolo

Chi avrebbe mai immaginato che il lievito – insieme con tanti altri prodotti di largo consumo e beni di necessità, come ad esempio la carta igienica – sarebbe diventato un oggetto del desiderio tanto ricercato? La bellezza del nostro Paese è che quando le certezze vacillano torniamo a riscoprire i piccoli piaceri della quotidianità che con tanta facilità rappresentano i numerosi cliché che riguardano gli italiani, come la cucina, in primis, e i sapori del nostro territorio. Da qui possiamo imparare una lezione importante: nel prossimo futuro potremo verosimilmente aspettarci che il marketing premierà il territorio e il messaggio su cui puntare sarà quello della solidarietà locale. “Sostieni l’economia del tuo territorio!…..Compra il prodotto xx a chilometro zero!” Questo sarà il mantra del secondo semestre 2020. “Consumatori di tutto il mondo unitevi!” Finalmente sarà chiaro come le scelte di consumo siano centrali per lo sviluppo dell’economia locale. Il sodalizio consumatore/azienda premierà quelle realtà imprenditoriali che hanno saputo investire in responsabilità sociale nei territori dove operano.

Pensare in grande

Oggi emerge chiaramente come qualcosa nel mondo non funzioni. Ma, attenzione!, non stiamo ancora ragionando su come ripensare il modello di sviluppo. Con tutte le conoscenze e la cultura che abbiamo accumulato, non è davvero possibile credere che nel contesto di una pandemia ci ritroviamo tutti più poveri. Appena apriranno i cancelli, correremo a riprendere la nostra vita da come l’abbiamo lasciata? Vogliamo far finta di niente? Possiamo fare meglio di così. Il mondo nuovo non si realizzerà soltanto attraverso le videoconferenze e il lavoro smart, servirà anzi raccontare un’idea nuova di futuro, di lavoro, di eguaglianza sociale. L’Europa è al banco di prova, così come la cooperazione mondiale. Servono immediatamente messaggi universali, solidarietà internazionale, maggiore cooperazione, più rappresentanza. Per farlo occorrono nuove voci, nuovi format, nuovi messaggi. Il compito della politica, della comunicazione e dei creativi sta anche in questo: cambiare il futuro. Non è tutto “Black Mirror”, non servono solo app di tracking, serve raccontare una diversa idea di mondo.

Pensare “antifragile”

Un grande matematico, filosofo e saggista contemporaneo, Nassim Nicholas Taleb, ha coniato il nuovo concetto di “antifragile”, ovvero il saper prosperare nel disordine. La capacità di innovare e crescere in un mondo incerto, il sapersi adattare, cambiare e trovare sempre nuove soluzioni è l’essenza dell’antifragilità. Non dobbiamo rifugiarci nello stato totalitario per trovare le soluzioni ai problemi originati dall’emergenza, né in un “grande fratello digitale”, né in una big corporation della Silicon Valley: essere piccoli, snelli e svegli può essere ancora la forza della nostra società e della nostra economia. Dobbiamo usare il digitale non per controllarci, per ma per essere più smart. Cara burocrazia, parliamo di te.

Conclusioni

Medicina, alimentazione, architettura, tecnologia, informazione, politica, economia, gestione dei risparmi: sono alcuni degli ambiti che avranno spazio di intervento innovativo. Vecchie imprese moriranno, altre si rinnoveranno, molte nuove nasceranno. Il futuro è già qui, e noi siamo pronti a raccontarlo.

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