EventiNews

WHY ABOUT COMMUNICATION: ETICA E BRAND, ADVOCACY E LOBBY

di Giulia Vittoria Francomacaro

«Parliamo di relazioni istituzionali, parliamo di lobby, parliamo di rapporti di rappresentanza negli interessi degli stakeholder», così Daniele Chieffi presenta ai suoi ospiti il tema della seconda serata del ciclo di eventi Factory New(s): l’appuntamento dedicato al Why, quindi alle ‘ragioni’ della comunicazione.

Oggi i gruppi d’interesse che si occupano di promuovere e diffondere messaggi politici e aziendali si trovano ad esercitare le proprie competenze in arene decisionali diverse e sempre più influenzate dalle trasformazioni dell’innovazione digitale.

A passarsi la palla – e in certi casi la patata bollente – per indagare questo cambiamento, quattro relatori d’eccellenza, due appartenenti al mondo aziendale e altrettanti a quello delle agenzie.

Il dibattito si è aperto con una provocazione che il moderatore ha rivolto agli speaker: «La Lobby è una delle realtà professionali più inclini ad avere problemi con la Reputazione. Come provare ad arginarli?»

La prima a raccontare il suo punto di vista è Francesca Chiocchetti, Public Affairs Manager di Samsung Electronics Italia, secondo la quale – per quanto non sia semplice creare informazione intorno al mestiere del lobbista – la chiave è proprio quella di spiegarlo alle persone. Anche secondo Giusi Gallotto, CEO di Reti, è importante diffondere ‘quello che facciamo’ e soprattutto educare i giovani a una professione che non si basa solo sul network ma anche sui contenuti.

Per Fabrizio Iaccarino, Responsabile Affari Istituzionali Centrali di Enel, bisogna intervenire «in un certo modo, con una certa trasparenza. Non aver paura di confrontarci con il pubblico». Fondamentale, poi, racconta è «anche essere già in alcune dinamiche prima che subentrino situazioni di crisi».

A introdurre la parola ‘ombra’ nella discussione è l’ultimo speaker, Alberto Cattaneo, Presidente della Cattaneo Zanetto & Co, che alla provocazione di Chieffi risponde lanciandone un’altra: «Non c’è dubbio che un certo tipo di lobbismo ha vissuto di un certo tipo di mistero… e ogni lavoro che sta dietro le quinte è un lavoro non conosciuto… Come si fa a rappresentare un interesse? Lo si può fare in tanti modi ma il più efficace è quello di lavorare nell’ombra».

La successiva domanda che pone Daniele Chieffi riguarda il cambiamento anticipato a inizio confronto. Quindi, «come è cambiata la vostra attività negli ultimi dieci anni? Diciamo, dall’era degli smarthphone?»

Francesca Chiocchetti sostiene che: «Il famoso one to one non esiste più. L’approccio è cambiato. Con il digitale le fasi sono molto veloci. È necessario intervenire in maniera puntuale, precisa ed essere dotati della corretta preparazione costituzionale e parlamentale».

A prendere la parola è Fabrizio Iaccarino secondo il quale «oggi si lavora su whatsapp». Continua dicendo che ‘abbiamo bisogno’ di creare delle narrazioni universali perché i social hanno portato a una ‘Rivoluzione dell’ecosistema’ all’interno del quale i nostri messaggi circolano in tutto il mondo.

Per Giusi Gallotto il lobbista è una sorta di ‘project menager’ che si basa su nuove strategie e utilizza nuovi strumenti, infatti le aziende richiedono sempre di più servizi legati al business. Aggiunge poi che «la capacità delle aziende di incidere sui processi decisionali e sulla definizione di politiche pubbliche è legata alla capacità di costruire comunità di consenso e opinioni che spesso si formano sui social».

Infine Alberto Cattaneo, last but not least, racconta di quanto per lui il mestiere del lobbista si fondi sulle relazioni umane e che quindi la trasformazione «non sia tanto una questione di mezzi ma una questione di linguaggi… ogni politico ha il suo schema di ambizioni e il suo schema intellettuale con cui affronta le cose».

Mentre tutti i relatori sono d’accordo nel sostenere che la comunicazione e il digitale stanno influenzando l’universo lobbing con nuove dinamiche, delle piccole distinzioni di pensiero emergono quando Chieffi tira fuori il concetto di Advocacy – altra attività che si occupa di costruire consenso per le istituzioni e per le aziende. Ancora oggi alcuni pensano che ‘fare’ Advocacy sia la stessa cosa che ‘fare lobbing’, gli speaker hanno espresso la loro opinione in merito alla questione.

L’accordo è sul fatto che Lobby e Advocacy siano due attività diverse; ma c’è chi sente di più la contaminazione tra queste realtà, chi sostiene che facciano entrambe parte dello stesso perimetro – quello delle relazioni istituzionali – come Iaccarino, che le definisce due tra le varie ‘anime’ dell’azienda. E chi invece – come Cattaneo – «ha un’idiosincrasia per questa parola perché spesso le aziende la sostituiscono alla parola lobby».

Il dibattito avanza con una breve battuta di ognuno dei quattro sul tema della ‘mancata’ normativa che dovrebbe regolamentare la professione in cui emerge – come concetto di base – la tendenza del legislatore a voler creare una regola con il presupposto di controllare e limitare quest’attività. Sarebbe, invece, più costruttivo occuparsi di una ‘messa a norma’ in funzione di una ‘professionalizzazione’ effettiva che consenta a chi opera in questo settore di poter, per esempio, frequentare dei corsi di aggiornamento.

In conclusione, il mantra del lobbista potrebbe identificarsi con la frase di pulp fiction “Sono Mr. Wolf, risolvo problemi”, per questo si tratta di un mestiere complesso in cui le linee guida poco hanno a che fare con i manuali e molto con l’esperienza degli esperti di settore.

Quando ormai si era fatto tardi, Francesca Chiocchetti ha dato un consiglio a un giovane in sala che si sta avvicinando al mondo del lobbing: «Cento occhi. Cento punti vista diversi. Mettiti tanto in discussione e sii curioso».

Qui la diretta dell’evento.

 

Vuoi saperne di più?

Possiamo aiutare il tuo brand a comunicare le storie più rilevanti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Post comment